Prato ha una storia straordinaria.
È ora di raccontarla.

Prato non ha un problema di contenuti culturali: ha un problema di visione. Da anni si produce un calendario di eventi che nasce e muore su se stesso, senza lasciare nulla. Un concerto, una mostra, una sagra e poi il silenzio. La logica del panem et circenses ha guidato la programmazione senza costruire niente.

Quello che manca è una regia. Una narrazione coerente che prenda tutto ciò che Prato è, la storia tessile millenaria, i percorsi medievali e rinascimentali, la vocazione imprenditoriale, l’economia circolare, le contaminazioni culturali più recenti, l’arte contemporanea, l’archeologia industriale  e lo trasformi in un’identità riconoscibile, per chi abita qui ma soprattutto per chi viene da fuori.

Gli eventi hanno senso quando sono vetrine su un mondo coerente. Altrimenti è solo rumore.
Quel mondo va costruito.

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I miei pensieri su cultura e identità

Gli eventi ci sono. Quello che manca è il filo che li tiene insieme. Un programma culturale è altro rispetto a una lista di appuntamenti: è una scelta su cosa vuoi raccontare di te e a chi. Senza quella scelta, ogni evento resta un’isola.

Significa che quando un turista arriva a Prato, o quando un pratese porta un ospite in città, esiste un percorso chiaro, fisico, narrativo, esperenziale, che racconta chi siamo. Il Museo del Tessuto, le torri medievali, un laboratorio artigianale, una trattoria con cucina tradizionale, un capannone recuperato. Non sono cose separate: sono capitoli della stessa storia.
La nostra storia.

Il tessile è ancora il presente e può essere il futuro, se sappiamo raccontarlo. Siamo sostenibili per nascita, i cenciaioli praticavano economia circolare quando ancora non esisteva il termine. Questo è un vantaggio competitivo enorme, sul piano culturale e comunicativo prima ancora che economico. Abbandonarlo sarebbe un errore strategico, non un segno di modernità.
Dobbiamo essere capaci di reinterpretare le sfide economiche e riportarle sullo sviluppo della città.

Porta soldi quando è costruita con questa intenzione. Il turismo culturale è uno dei settori in maggiore crescita in Europa. Città molto meno ricche di storia di Prato vivono di rendita su un’identità ben comunicata. Il problema non è la domanda: è che finora non abbiamo saputo o non ci è interessato costruire un’offerta all’altezza.

A mio avviso no, se si riparte dalle regole e dal loro ferreo rispetto e senza scrupoli buonisti.
E’ innegabile che l’immigrazione abbia portato a Prato problemi enormi, più grandi di quanto potevamo sobbarcarci.
E’ anche vero che il tempo è passato e la multietnicità di Prato è un tratto ormai endemico. Lo stiamo però subendo e non cavalcando.
Abbiamo la più grande comunità cinese d’europa e ci manca una vera Chinatown turistica. Abbiamo il più grande numero di etnie d’italia e non abbiamo un’offerta commerciale altrettanto variegata ed attrattiva. 
Senza cancellare o sostituire o snaturare la nostra identità, ma affiancandola.