Essere liberi di vivere i propri luoghi e portare avanti la propria attività senza paura non è un’ambizione: è il minimo. Oggi Prato non lo garantisce. Serve presidio del territorio, partecipazione dei cittadini e un sindaco che a Roma batta i pugni per ottenere quello che questa città merita.
Rilanciare il centro non si fa con un evento o con qualche vaso di fiori in più. Richiede di ripensare la città .
La scala umana di una città si misura nella qualità della vita quotidiana, non nel grado di isolamento. Oggi la scala umana di Prato è una coda ogni mattina, un camion che non riesce a consegnare, un professionista che sceglie di andare a vivere altrove
Gli eventi e le iniziative hanno senso quando sono vetrine su un mondo coerente. Altrimenti è solo rumore.
La vocazione industriale che dà lavoro e crea indotto non va abbandonata: va orientata verso le specializzazioni più innovative e tecnologiche, dove i margini reggono e il futuro è più solido.





